lunedì 11 luglio 2016

Maggio. Una casa che vola su Pompei.





Maggio 2016. Una casa che vola su Pompei. Avevo sentito parlare da anni di questa casa proprio affacciata su Pompei; non la città moderna, ma le rovine, la città perduta e ritrovata. "Sapessi, vedessi" mi diceva chi c'era stato. Fortuna volle che a maggio l'amicizia mi ci portò; questo maggio pieno di piogge, spifferi e nubi, così verde, fresco e mutevole. Anche Pompei luceva di pioggia, e se una sciarpa ti faceva comodo, quando compariva il dardeggiante sole ti faceva desiderare le nuvole, che misericordiose la maggior parte del tempo ci fecero amica ombra risparmiandoci diluvi. Le pietre, non secche e arroventate ma ma palpitanti, inumidite, ammuschiate e inghirlandate, sembravano vive; più vive negli scorci senza nessuno, con viali d'erba che piede di fantasma non piega ma certo percorre; almeno, sembrava. Pompei è densa, e più ricca di antichi abitanti che di attuali turisti; questi, per quanto molti, sembrano solo sperduti passanti. Desiderio di vederla di più, un po' di più; a ogni angolo compare una via, una casa, una bottega, un edificio pubblico, un sasso con un simbolo, un muro dipinto, e vorresti fermarti, infilarti, chiedere, rimirare. Passeggiamo più che fermarci; l'unico edificio in ci siamo entrati è la Casa di Paquius Proculus. Altro sulla stessa casa, qui. Nella casa fu ritrovato il celebre affresco della giovane coppia, lui con papiro, lei con tavoletta; si è scoperto poi che non è Proculus (nome scritto sull'esterno della casa per propaganda elettorale) ma il panettiere Neo; il ricco panettiere, vista la casa. In corso a Pompei, una mostra di Mitorai.
 
La casa affacciata sulle rovine, in cui la propietaria non abita, ma cova affettuosa dopo esserne stata a lungo lontana, ci offrì un ricco spuntino portato come un pic nic: Polpette al sugo, Insalata, Provolone di due tipi, da comparare, Composta di frutta, Mozzarella di bufala, Fagiolini con i pomodori, Taralli squisiti, Venica Ronco del Cerò, Furore Riserva di Cuomo.




















2 commenti:

Anonimo ha detto...

ricordo i siti archeologici campani come una punizione divina: solleone che ululava vendetta spietato, arsura massima, polvere, vespe-zanzare-cavallette-mosche-draghi volanti, piedi abbrustoliti in sandali poco protettivi... incubo...per un bambino di dieci anni, tantissime estati fa (
Per fortuna ci si andava poco e il resto della vacanza.. in spiaggia in costieria..e poi a casa trionfo di mozzarelle e parmigiana.

certo che rivederle oggi, non in estate, non in alta stagione, sarebbe invece tutt'altra cosa. Inoltre da quando sono diventato extra-comunitario qui in terra barbarorum, sempre più mi ritrovo a vagheggiare le mie radici mediterranee, le polpette al sugo e quei fagiolini che gli inglesi ignoranti definirebbero scotti e che invece sono solamente cotti bene ovvero ben cotti, piacevolmente cedevoli.

artemisia comina ha detto...

eravamo mirabilmente spupazzati da un trio di ospiti eccellentissime, esemplari dell'inimitabile accoglienza camapana; tutto curato con competenza, stile e affetto, polpette incluse.

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