martedì 5 aprile 2011

MARCHE. SAN LEO. ARMATURE.

Nel Musée Goya di Castres ho trovato un ritratto di guerriero chiuso in un'armatura che lo trasforma in bestia-leone; il dipinto fa riflettere sulla labilità dei confini tra uomo e bestia e sulle circostanze in cui l'uomo la ricorda - la ferocia delle guerra - e alle quali la vuole circoscrivere.

Nella fortezza di San Leo trovo due armature (e chissà quante altre ce ne sono) nelle quali l'identificazione propiziatrice è con il drago, la summa della Bestia, l'alter ego - nemico che incontriamo così spesso esplorando le rappresentazioni dell'alterità minacciosa, del divorante, dell'infero.

4 commenti:

papavero di campo ha detto...

sì la labilità del confine, l'alterità minacciosa, l'infero il divorante, l'orda barbarica, quel residuo terrificante di cervello rettile ancora acquattato in un anfratto recondito dell'encefalo,
il disagio della civiltà,certo, disagio indispensabile per staccarsi dal drago,
eppoi esorcizziamo con la raffigurazione d'arte, il dipinto, l'icona, il disegno dell'arté, il verso papaverino che annusa odor vitale tra bella e bestia

artemisia comina ha detto...

meno male che c'è il drago, altrimenti ci resterebbe solo la nostra perfida cattiveria domestica.

lumachino ha detto...

E per chi come me lavoro in una biblioteca il cui simbolo è proprio il drago di San Giorgio?! :-D
Cri
P.S. San Leo è stupenda!!!

artemisia comina ha detto...

san Giorgio, il drago, la principessa di Trebisonda. magnifico trio. specie se lo dipinge Carpaccio. In biblioteca se ne sentirà il soffio (della bestia).

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