

Ad aprile è successo con una certa zuppetta di ricotta dalla cremosità lieve, la cui temperatura era tepore carezzevole, con dentro delle scaglie di pomodori secchi e delle morbide alici che portavano la sapidità desiderata, guarnita con un pane leggero, croccante, saporito. Brava Cristina.

Poi un piatto nuovo, un altro piatto nuovo, dal provocarorio e ironico nome di tagliatelle prosciutto e piselli; chi ha l'età per rammentarlo ricorderà le 'taglietelle della casa' che affliggevano come prova di mancanza di fantasia tutti i ristoranti all'epoca sommamente monotoni, essendo paradossalmente tutte uguali e tutte con prosciutto e piselli. Subito le ho ordinate divertita e curiosa, rinuciando ai ravioli ripieni di fonduta parmigiano 60 mesi, asparagi e burro d'Isigny che mi chiamavano con la loro oramai da molti conosciuta seduzione (per fortuna poi ne è arrivato un assaggio dalla cucina): sono arrivate tagliatelle dal perfetto nerbo con crème fraîche morbidamente gelata e prosciutto golosamente croccante e caldo (altra cosa che si fa rimpiangere appena hai finito di mangiarla, e pensare che il prosciutto crudo cotto può essere, in genere è, abominevole).

Cito pure l'agnello con le animelle croccanti
e il coniglio pure con il prosciutto croccante.

Ancora su Glass.
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