domenica 4 gennaio 2009

Dicembre 2008. Venezia. Un ultimo dell'anno quasi goriziano a casa dei Daini.


Dicembre 2008. Venezia. Un ultimo dell'anno quasi goriziano a casa dei Daini. I Daini ci invitano a un cenone al quale Cucurbita Serenissima dà un tono lietamente goriziano, evocante quelle sue radici che le permettono di maneggiare kren e muset e liptauer con affettuosa confidenza.

La casa sul canale riluce nel buio di una notte che richiede sciarpe sul naso e passi frettolosi, ma l’aria è nitida e asciutta; ci sono già degli amici, altri ne arrivano, la tavola ovale con la tovaglia berlinese azzurra attende, si aprono pacchetti, una tazza-gatto diventa veneziana mentre Ceno il gatto-gatto si aggira prudente tra molte gambe senza rinunciare a nulla ma con l’aria di chi non si perde dietro alle sciocchezze degli umani; si diffonde nell’aria profumo del calicantus, si beve il primo Sirch, il bianco friulano che una volta si chiamava Tocai.

Cucurbita ci ha preparato il gustoso Liptauer (mascarpone, robiola, ricotta, gorgonzola, capperi, paprika) servito con Crostini e Cetrioli; dopo arriva una ciotola di Gelatina fatta con zampetto di maiale e ginocchio di vitello, aromatizzata con sedano rapa, alloro, maggiorana, chiodo di garofano. Ci viene rivelato come la gelatina, ovvero lo Zuč, viene servita nelle osterie di Gorizia e quanto sia laborioso farla perché sia trasparente e dorata come quella che vediamo.

Sui fornelli ancora sobbolle la Trippa in bianco alle erbe – sedano, carota, cipolla, timo, maggiorana, rosmarino, alloro – cui si infine si aggiunge pepe, pan grattato, parmigiano. Ora è il turno del Refosco.

Accanto il cavolo rosso si stempera in colori rubino insieme alle mele, l’aceto, il kümmel, un po’ di lardo; mi faccio compitare il suo nome: Capusi garbi.

Nell’altra pentola cova nel suo brodo il Muset che si rivelerà ottimo e la Salsiccia comperati a Gorizia, e il tegame accanto accoglie, perché acquisiscano una crosticina dorata e croccante, le Patate in tecia, che sono state messe già lessate nella pentola, dopo che la cipolla si era del tutto sfatta nell’olio d'oliva.

Qualcuno nel pomeriggio ha pianto grattugiando Kren, che si è scelto di fare congiunto alla mela, qualche goccia di aceto, un pizzico di zucchero; Cucurbita già nel primo mattino era con le mani nella pasta del Presnitz profumato di cacao e rum.

Si brinda con il Cartizze, ci si bacia, si gode dell’atmosfera della casa sul canale e sotto i tetti, della tovaglia azzurra, delle memorie goriziane, degli amici convocati con cui si sono condivise molte cose che tornano ad affiorare nel discorso con qualche “ti ricordi”, della musica, dei piccoli particolari festosi con cui ciascuno segnala il desiderio di contribuire alla festa: una cravatta prestata, un bracciale che brilla, una sciarpa di seta.

Si diffonde la notizia: c’è la neve, cade la neve! Ma che dici, ma sì, ma no, eccola, guarda verso il lampione, come no, si sta fermando sulle barche, sui tetti…si rientra a casa cosparsi di bianchi, soffici, fitti, silenziosi fiocchi.

Liptauer

Crostini

Cetrioli

Gelatina di carne

Trippa in bianco con le erbe

Muset

Salsiccia,

Patate in tecia

Capusi garbi

Kren

Presnitz












2 commenti:

Anonimo ha detto...

Il tuo mondo quello di tutti giorni è la vita sognata di tanti altri. P

Artemisia Comina ha detto...

cara P (caro P?) questo è l'effetto della letteratura :)

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