lunedì 10 settembre 2007

LAZIO. ISOLA DEL LIRI. IL RISTORANTE RATAFIA’.










Ve lo devo forse dire? Quando parlo di un ristorante, di una pasticceria, seguo criteri umorali, contingenti, idiosincratici, arbitrari. Questa volta ha avuto un certo peso il fatto che lo chef è simpatico e di piacevole conversazione. Trevigiano, scopriamo con stupore; chissà perché, da queste parti non ci aspettiamo che indigeni.

Il Ratafià è nascosto nel centro di una cittadina bislacca. Un po’ anonima congerie di modernità affastellate, un po’ umidi vicoli che profumano del fiume con cui Isola convive strettamente abbracciata e che sembrano appena usciti dall’acqua.

Quando Mentuccia era bambina, temeva il rombo del fiume che lì precipita in spettacolari cascate, e si aspettava che da un momento all’altro i ponti cadessero.

Dunque, tra questi rombi e acque c’è un piccolo ristorante e chissà perché ci si stupisce sempre che in questi luoghi si faccia cucina con una certa cura.

Non mi soffermerò sul menu, vi do solo un’idea: crostini con pasta di olive, una sorta di aioli, una crema di pomodoro e sedano. Pasta con ricotta salata, pancetta, pomodorini; pasta con frutti di mare; tagliata; coniglio farcito di cicoria; millefoglie.

Lo chef ci dà delle dritte, che seguiremo: ci dice come trovare La Camosciata, a Campoli Appennino, e con essa ricottine di capra semistagionate che ci garantisce essere ottime.

Lasciamo Isola con un’ultima occhiata al portone di un vecchio palazzo. Mentuccia ce ne ha parlato tante volte. Lì era ospite di Ricottola, anzi dei suoi genitori, e si faceva certe colazioni a base di rattattuglie ( e muta, mi raccomando) avanzato dalla sera prima, che levati. Alla faccia della madre di lei, Mentuccia, che favoleggiava che la creatura fosse inappetente. Insomma, le solite spietate lotte all’ultimo sangue, a base di sollecite preoccupazioni sul cibo, tra madri e figli. A volte Mentuccia si cuoceva anche un uovo (tié). Possiamo aggiungere che in quella casa si lesse pure tutto Shakespeare, inclusi i sonetti (la casa era fornita di libri). Non ci capì gran che, ma si portava avanti. E poi provò la bicicletta: lei, fanciulla di ripido colle (dove non poteva che scornarsi subito volando a valle) godè delle gioie della piana.

Lessico: cos’è un rattatuglie? Un misto di verdure tagliate a piccoli dadini – peperoni, cipolla, pomodori, zucchine, melanzane – cotte in forno con olio e sale.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ristorante delizioso
però non citare Merinda è delittuoso

Merinda, di Arpino, è la chef e moglie dello chef veneto oltre che volontaria in Africa
blackpower

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