venerdì 17 agosto 2007

LAZIO. VAL DI COMINO. LAGO DELLA POSTA. TRATTORIA LE ONDE DEL FIBRENO. LE PESCHE AL TARTUFO.











Siamo in Valle di Comino. La signora Maria ci prescrive l’ora: le nove. Arriviamo mentre il lago di Posta Fibreno cala nel buio, producendosi in qualche ultima perfetta simmetria. Delle bianche ombrellifere catturano, ondeggiando alte e volanti nel prato, gli ultimi raggi di luce.

Le Onde del Fibreno è sul lungolago, del tutto nascosta dietro degli alberi, con il cartello sbiadito e coperto di fronde, superato uno spiazzo sterrato per niente attraente. Il locale medico di famiglia e il fratello di Mentuccia Fibrena ci hanno per altro caldamente raccomandato questa piccola, più che casalinga trattoria.

Passato lo spiazzo, si arriva a una casetta bassa con una sorta di terrazzo davanti schermato dagli alberi e circondato da una schiera di innumerevoli vasi dalla vegetazione ricca e bizzarra, che indicano in chi se ne prende cura una fantasia botanica ben più ricca e curiosa di quella dei coltivatori di zinnie e pelargonii. L’occhio scorre su due deserti tavoli di plastica bianca, i cartelloni dell’Algida, delle luci al neon e un vecchietto che meditabondo prende il fresco, che quando ci vede incerti sulla soglia si anima e comincia a gridare: Maria!

La signora arriva, e ci pone la scelta tra una piccola stanza interna in cui indugia ancora l’umida afa del giorno e la terrazza che subito scegliamo. Cuoche e al contempo cameriere lei e la madre, che intravedo della finestra della cucina. Presto scopriamo che la signora Maria è assai sofistica ed elitaria: non ci darà nulla che non provenga dal suo orto e dal lago, o che comunque non sia di sua stretta conoscenza. Certamente ci possiamo sognare che abbia surgelato qualcosa. Allora: niente rane per ora – e poi quelle cornacchiacce le stanno mangiando tutte – niente gnocchi di ortica, però ci sono i funghi porcini, il tartufo nero, la famosa trota del lago, i gamberi di fiume, il capitone.

Intanto vi porto queste, dice. E poggia sul tavolo, guardandoci di sottecchi timorosa e in attesa, qualcosa che nel buio pensiamo essere un piccolo piatto di olive. Le ficchiamo in bocca, e la supposta oliva cede morbidamente: è senza nocciolo, eppure non mostrava il foro da cui poteva essere stato tolto, era intatta. E poi, cavolo, sa di tartufo… ci vengono in mente dei dolci, grossi capperi sott’olio all’aroma di tartufo. Poiché Maria intanto se l’è squagliata in cucina piantandoci in asso con il nostro stupore, il vecchietto ci soccorre. Ci sembra di capire che parli di pesche. Dice che quando sono ancora sull’albero e assai piccine vanno sfoltite; questo sovrappiù di piccoline viene messo sott’olio insieme al tartufo. Quando la signora Maria ricompare chiedendoci se “quella cosa” ci è piaciuta, poiché mica a tutti… la festeggiamo assai e insieme cerchiamo di saperne un po’ di più. Tutto ciò che possiamo conoscere ancora è che non le fa lei: vengono dalla vicina Campoli. Allora: acquisite pure che esistono pesche neonate sott’olio all’aroma di tartufo e che sono squisite.

Prendiamo due piatti di tonnarelli – ovvero di spaghettoni di pasta all’uovo fatta da Maria e la madre, passata, come la signora si giustifica, alla macchinetta e non tirati a mano – con sugo rosso di gamberi di fiume, quindi una porzione di capitone, come lo definisce Maria, fritto. Io direi anguilla, visto che è piuttosto piccina, tagliata a rocchi, spellata, passata nella farina rossa non tanto sottile e fritta in padella. Maria chiarisce che il passaggio nella farina rossa è essenziale e tradizionale; alcuni usano oggi il pangrattato, ma la sua espressione e la nostra immaginazione suggeriscono che si tratta di abominio. Buona la pasta con i gamberi portati in un piattino a parte, ottimo il capitone: croccante fuori e fondente dentro.

Io tratto per un piatto di verdura. Maria mi dice che in questa stagione ha solo insalata e pomodori coltivati da lei. Pomodori! Grido, speranzosa in autentici pomodori di orto. Con la cipolla? Azzarda Maria, ancora con quella sua espressione del tipo “chissà cosa gli va bene a questi, non si sa mai con la gente, è così strana; ma io porto pazienza”. Vista la mia faccia incoraggiante, aggiunge che quando li fa per il padre – suppongo il simpatico vecchio signore che non si sta perdendo nulla della nostra cena – ce la mette sempre, la cipolla. Certo, vada per la cipolla. Arriverà un piatto di pomodori e cipolla – abbondante, rossa – quanto mai buono. E, sorpresa o premio degli dei per le mie audacie, la cipolla non si è fatta ricordare per niente.

Aggiungo un piatto di patate fritte. Buone. Anche queste, specifica Maria, sono fritte in padella (sottinteso: niente friggitrice). Ecco, la conversazione con Maria è tutta così: punteggiata di sue precisazioni sulla cucina sua e della madre. Pignolerie, e come dicevo, sofisticherie. Sorprendente Maria. Quel suo buio terrazzo con le strane piante orecchiute e serpentine che mi dice coltivare con la madre, quel neon, quella tenda di plastica gialla, sanno di frontiera. Vengono alla mente i posti estremi in cui ci ha portato qualche viaggio. Quei posti oltre i quali ci sono oceani o abissi, dove l’umano finisce, evapora. Lo strano è che questo di posto estremo è sotto casa e del tutto familiare. A questa frontiera apparteniamo anche noi, ci compete.

Anche l’allarmante capitone fritto e le patate sono risultati del tutto digeribili.

27 euro di cibo, 10 di vino, un Greco di Tufo.

Le Onde del Fibreno
Posta Fibreno
Valle di Comino
0776887265

1 commento:

Pellegrina ha detto...

Una prova che vorrei davvero sostenere questa della signora Maria. M’intriga tutto.

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