lunedì 22 giugno 2026
Massimo Vetta - La cultura del simposio. In Flandrin & Montanari. Storia dell’alimentazione
Vetta, M. (1997). La cultura del simposio, In J.L. Flandrin & M. Montanari (Eds.) Storia dell’alimentazione [History of nutrition] (pp. 124 -134). Bari: Laterza.
“Il simposio è specchio del potere nel suo momento di inazione” (p. 130).
Colgo l’occasione per capire qualcosa di più del simposio, che mi pare il paradigma più fertile della convivialità insieme privata e politica, ludica e creativa. Sempre con l’idea che certe rappresentazioni vecchissime, perse nel tempo, restino in qualche forma nell’attualità (del resto, la ricostruzione della loro memoria è immersa nella cultura attuale, parla di questa forse più che di quella). Un aspetto per me inedito è coglierne la funzione di momento di sospensione dell’azione, in particolare del conflitto agito; e di reinterpretazione poetica, mitica epica, degli eventi che si andavano vivendo.
Il simposio, dice M.V., un grecista che lo ha studiato approfonditamente specie nel suo rapporto con la produzione poetica, è il momento di aggregazione sociale più peculiare della storia della cultura greca.
È testimoniato verso l’inizio del VII secolo (sarebbe così coevo all’accogliere l’uso del mangiare sdraiati). Nell’epica omerica compariva insieme ad altre forme di convivio, dove mangiare e bere sono concomitanti, e dove la gerarchia è più presente. Dura fino all’età alessandrina, cedendo man mano certe peculiarità ad altre occasioni e luoghi: ginnasi, biblioteche, scuole filosofiche (ma anche, certi aspetti si perdono per non più riprodursi, come la centralità della poesia).
È caratterizzato da specifiche ritualità, che si ripetono nel corso di un tempo molto lungo, dall’arcaismo all’età ellenistica, pur mutando per altri aspetti.
È una riunione maschile, sia rituale che con intenzioni celebrative, tanto cittadine che private.
Per lungo tempo è basato sull’appartenenza alla classe aristocratica, entro gruppi sostanzialmente paritari al loro interno, che condividono una visione di scopi e metodi della lotta politica.
Rispetto al sacrificio, è un momento di religiosità privata; rispetto alla politica, è un momento in cui ci si spoglia delle funzioni pubbliche senza rinunciare all’intento politico, ma avvicinandolo in altro modo.
Il simposio articola gruppi differenziati, anche in opposizione alla politica dominante.
Differenziati da altri e uguali al loro interno: al centro del simposio c’è il cratere, da cui tutti attingono paritariamente il vino, sempre mescolato con acqua in rapporti decisi dal simposiarca, che non viene individuato nel “più alto in grado” tra i presenti, per marcare la differenza dalla politica “pubblica”, e che è l’unico che può eventualmente indicare differenze nell’assunzione del vino tra i presenti. La corona che si cinge ne sottolinea il carattere rituale.
Il simposio, luogo di aggregazione e di esclusione, è anche l’occasione in cui si accoglie lo straniero, che dovrà sostenerne la prova, riconoscendone le regole e facendosi conoscere.
Un aspetto interessante del simposio è che propone un’inazione costruttiva, non solo una sospensione dell’azione trasformativa, ma in particolare del conflitto agito, della guerra. Si cerca una condizione emotiva ideale, anche con l’aiuto del vino, che mette in comunicazione con gli dei e permette di alterare gli stati di coscienza: dall’euforia alla lucidità inconsueta, all’oblio. Del vino, e della poesia: gli eventi vengono tradotti in epica, tanto prodotta al momento, come pure citata, ripresa di simposio in simposio, mutata.
Tale tentativo è al tempo stesso dimostrato e contraddetto del suo fallimento: non mancano testimonianze della trasgressione alla sospensione del conflitto, al degenerare in violenza.
Anche grazie alla ripetizione dell’assetto rituale del simposio, si colgono mutamenti: dal simposio arcaico tra pari, a quello che si svolge nella corte del tiranno: qui lo spettacolo, l’intrattenimento, la seduzione prevalgono. Il simposio non può essere, in questo caso, il luogo della politica come messa in discussione del potere. Dal IV secolo si affiancano il simposio spettacolare, dove alla poesia succede il testo del teatro (ben più diffuso) e quello dei sapienti, che nasce sotto l’influsso della filosofia platonica e sofistica e dove si inventa la riunione intellettuale, si fa esercizio di spiritualità e conoscenza.
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Kylix depicting a symposium, 5th century B.C., Berlin State Museum, Germany

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