giovedì 14 maggio 2026

Vincenzo Ferrara - Cibo e cambiamenti del clima: l’impatto sul gusto


Ferrara, V. (2013). Cibo e cambiamenti del clima: l’impatto sul gusto, In Le declinazioni del gusto [The declinations of taste] (pag. 65-70) G. C. Di Renzo & M. Marchi (Eds.), Roma: Aracne.  
DOI: 10.4399/978885487169415

Il contributo propone dati molto problematici sul rapporto umo-ambiente: non siamo in grado di stare ai limiti. E conclude sulla necessità di adottare comportamenti virtuosi, ovvero rispettosi dei feedback che arrivano dai dati. Nessuno ci crede.
[…] Nel maggio 2013 la concentrazione atmosferica di anidride carbonica ha raggiunto il livello record di 400 ppm (parti per milione). E’ il livello più alto mai raggiunto […] rispetto a tutti i secoli e i millenni passati fino a circa un milione di anni fa (come ci documentano le misure in Antartide) e perfino, probabilmente, a circa 20 milioni di anni fa (secondo le più recenti ricostruzioni paleoclimatiche), in cui i livelli di anidride carbonica atmosferica non hanno mai superato 300 ppm.[…] nessun essere umano, né evoluto come l’homo sapiens, né antropomorfo come i primi ominidi, hanno mai sperimentato valori così elevati di concentrazione atmosferica di anidride carbonica come quelli che si sono verificati in questi ultimi 200 anni, ma in particolare negli ultimi decenni. Sono valori, infatti, che appartengono a epoche geologiche più vicine a quelle dell’estinzione dei dinosauri avvenuta molte decine di milioni di anni fa e non alla storia del genere umano. Il riscaldamento climatico globale, anche se ritardato rispetto agli aumenti di anidride carbonica atmosferica, procede di pari passo. […] Tuttavia, il riscaldamento del nostro pianeta non sta avvenendo né a un ritmo costante con gli anni che passano, né in modo uniforme dappertutto nelle differenti aree geografiche del pianeta.[…]Per quanto riguarda l’Italia, il riscaldamento climatico procede a ritmi più elevati. In Italia la temperatura media nazionale è aumentata di circa 1,2° in questi ultimi 100 anni e la maggior parte di questo aumento è avvenuta dopo il 1980 con un ritmo superiore a quello medio globale, un andamento che, comunque, è in coerenza con quanto sta accadendo in l’Europa. […] Ma l’aspetto più clamoroso di questi ultimi dieci anni del terzo millennio è la velocità del riscaldamento globale, piuttosto che il riscaldamento climatico in quanto tale, accompagnato da un aumento dell’intensità delle catastrofi climatiche che colpiscono il nostro pianeta sempre più violentemente. A ciò bisogna aggiungere l’intensificazione degli altri fenomeni connessi con i cambiamenti del clima, quali la velocità di innalzamento medio del livello del mare (ora è a 3,4 mm/anno, quando solo alcuni anni fa era di 3,1 mm/anno e nei decenni anteriori al 1990 procedeva a ritmi di 1,8 mm/anno), la velocità di fusione dei ghiacci artici e di gran parte dei ghiacciai delle medie latitudini (compresi i ghiacciai alpini), la velocità di acidificazione degli oceani che insieme al riscaldamento delle acque oceaniche sta accentuando i fenomeni di sbiancamento delle barriere coralline, oltre che modificare gli ecosistemi marini.
Cambia il clima, cambia il gusto del cibo. […]Con i cambiamenti del clima la produzione agroalimentare, per non essere danneggiata, sarà costretta a una serie di modifiche […]Nel primo caso, che possiamo definire di adattamento congiunturale, gli agricoltori dovranno rispondere alle pressioni del clima agendo sui periodi di semina, di raccolta o delle altre lavorazioni intermedie, sulla frequenza e sulla tipologia di ricorso ai trattamenti antiparassitari o fertilizzanti, senza che vi siano rilevanti variazioni nel mix di colture presenti in azienda. Nel secondo caso si ha invece un adattamento strutturale […] gli adattamenti dovranno essere effettuati soprattutto ricorrendo a miglioramento genetico, andando a selezionare varietà opportunamente resistenti […] appare evidente che le ripercussioni saranno piuttosto importanti su tutto il sistema alimentare e su tutti gli elementi collegati al settore di produzione agricola primaria.

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Vincenzo Ferrara è stato responsabile clima ENEA fino al 2008.

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