mercoledì 8 luglio 2026

Catherine Perlès - Le strategie alimentari nell’età preistorica

Cueva de las manos.

Perlès, C. (1997). Le strategie alimentari nell’età preistorica, 
In J.L. Flandrin & M. Montanari (Eds.) Storia dell’alimentazione [History of nutrition] (pp.12-25). Roma - Bari :Laterza.

Potrebbe sembrare esagerato che mi avventuri fin qui studiando il moderno ristorante. Trovo invece dati interessanti, che si integrano con la destrutturazione dei confini tra umano e animale presente nel contributo di Flandrin nell’introduzione al medesimo volume; confini che tutta la storia dell’alimentazione continua a ricordare come da definire e ridefinire. 

Quali sono le specificità umane nell’alimentazione?
Punto uno: le scelte alimentari dell’uomo sono un caso unico tra i primati per ricchezza e varietà.
Punto due: il carattere sociale e rituale del consumo alimentare contribuisce alla specificità dall’alimentazione umana. 

Estendiamo il punto due: “L’alimentazione preistorica non rispecchia unicamente esigenze nutrizionali: se questa fu la situazione agli albori dell’umanità, essa è poi divenuta progressivamente l’espressione di scelte culturali. Rispecchia un’ideologia e, più avanti nel tempo, i rapporti di potere. A tal riguardo, in Europa, l’importanza sempre crescente della caccia sul finire del neolitico è significativa: determina principalmente l’uccisione di cervi, un animale cui è attribuito un forte valore simbolico, e accompagna i primi indizi di ineguaglianza sociale e l’affermarsi di élite. Il mancato addomesticamento del cervo è una vera e propria scelta socioculturale e il fatto che, allo stato selvatico, esso venga per così dire “trapiantato” fuori dal suo territorio d’origine denota l’importanza ideologica del “mondo selvatico” (p.24). 
In nota, citando uno studio di J.D. Vigne sul Neolitico, aggiunge: “I cervidi sono facili da addomesticare. Eppure vengono “trapiantati” allo stato selvatico, soprattutto mediante barche, su isole in cui non si erano sviluppati spontaneamente” (p.24).

Badare bene: l’ipotesi che agli albori ci fossero solo esigenze nutrizionali è un’ipotesi; le scimmie citate da Flandrin (1997), quelle che infilano patate in acqua salata prima di mangiarle, potrebbero sconfermarla anche presso i macachi: lo fanno davvero per esigenze nutrizionali? Flandrin lascia in sospeso la questione: non sappiamo perché lo fanno. C.P. non manca di dirci come siamo ideologicamente orientati e suscettibili quando parliamo di ciò che è umano: soffermandosi sulla dibattuta questione se i primi umani fossero o no mangiatori di carogne al seguito di grandi carnivori, ci dice come sia palese negli studiosi la difficoltà ideologica e non scientifica di considerarne la possibilità.

C.P. si avventura sul terreno della nascita della cucina: dando comunque per scontato, pur dicendo che non possono che essere congetture, che inizialmente l’alimentazione fosse pura soddisfazione di un bisogno naturale (non si sofferma quindi sui dubbi che ci mette Flandrin, dà per scontato un passaggio dal “naturale” degli esordi al successivo “culturale”); afferma così che l’archeologia ci dice come l’alimentazione si riveli progressivamente essenziale all’organizzazione dell’identità sociale e come rispecchi precise simbologie. Noi che la sappiamo lunga, esitiamo a pensare che ci sia una mente a noi vicina che non abbia da subito, da sempre, investito di emozionalità, quindi di senso simbolico, ogni oggetto di realtà, figurati il cibo. 

Quanto alle ricette, quando sono nate quelle sofisticate, elaborate? E i cuochi? Ne abbiamo notizia all’epoca delle grandi civiltà mesopotamiche. Ma i cacciatori – raccoglitori a noi noti, ammesso che possano servire da riferimento per la prima epoca dell’uomo, non ne hanno.
Però se pensiamo alle pozioni magiche, alla farmacopea, la faccenda cambia: lì sì che c’erano ricette sofisticate. E il bere sostanze fermentate, non inizia anche quello con le pratiche rituali? Vengono alla mente i mirabili vasi 
Shang e Zhou, ca. 1600-771 a.C.: da quanto durava quella pratica? 

Settori più accessibili allo studio dei dati, come quello tecnico, ci dicono che l’uso rituale e simbolico ha spesso preceduto l’integrazione di usi e costumi nella vita quotidiana.
Allora, che ne deduco? Insieme alla nostra appartenenza al mondo animale, su cui dovremmo smettere di fare storie, rilevo di nuovo la grande importanza dell’ambito simbolico – della “bizzarra” attribuzione di senso alla cose - come specificità umana (ammesso che i macachi non abbiano da ridire); quella che stiamo ampiamente ignorando oggi. 

***
Catherine Perlès è un'eminente preistorica e tecnologa litica francese, specializzata nel Neolitico greco e nelle industrie in pietra scheggiata. Nota per i suoi lavori alla grotta di Franchthi e il libro "Preistoria del fuoco", ha lavorato presso il CNRS e l'Università di Parigi X. È un'esperta riconosciuta nello studio funzionale degli strumenti preistorici.

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