sabato 7 maggio 2011

ROMA. TRASTEVERE. DA OLINDO. CACIO E PEPE.



Da Olindo, trattoria tipica romana, solo contanti. Telefono: parlo con Olindo? No, è morto, era mio nonno. Sì, signora, ma è la trattoria Olindo?

Così ci siamo risentite dopo parecchi anni che non andavo, e sì che è sotto casa, e fa un cacio e pepe niente male (da questa signora mi feci dire, anni fa, la procedura) e una cucina innocente. Pasta col sugo dell’involtino per primo, involtino al sugo per secondo. La signora la sento amica, sono sorrisi ma anche condivisione di storia, così, a distanza, incrociandoci per strada, lei sulla soglia della bottega e io che vado. Nunchesto aveva da ridire sul vino sfuso, e faceva resistenza. Tra le cose cambiate, poche, senza perdere l’identità, un’offerta di vino che lo ha placato: un Montepulciano Masciarelli. Altro cambiamento, sono arrivati i dolci, prima nemmeno pensabili.

Primi piatti, tutti a 8 euro: spaghetti cacio e pepe, bucatini all’amatriciana, fettuccine al sugo di carne (ecco il sugo degli involtini!), penne all’arrabbiata (le debbo rifare, quanto sono buone le penne all’arrabbiata?), gnocchi solo il giovedì.
Secondi, tutti a 10 euro: involtino di carne al sugo (ecco gli involtini, anzi, l’involtino, perché è immenso), polpette al sugo, bocconcini di vitella con patate, petto di pollo burro e salvia, pollo con pachino e olive nere, trippa solo il sabato, baccalà con patate solo venerdì, coniglio alla cacciatora (nei secondi l’offerta è cresciuta assai).

Contorni, 5 euro: carciofi alla romana, cicoria o broccoletti, insalata (qui tutto come una volta, le verdure sono le più ostiche a evolvere).

Fuori carta il dolce; una certa scelta, optiamo per un cosiddetto zabaglione, una crema d’uovo montata non male, con flusso di cioccolato.

La signora ci accoglie con dei carciofi alla romana, non vuole tenerci lì senza nulla, buoni, con l'aroma del limone che è servito a non farli annerire, teneri di primavera (tra un po' non saranno più così, si rammarica lei). Tutti scegliamo cacio e pepe con alterne fortune. I miei erano ottimi, quelli di Augusto un po’ con i piedi nell’acqua: c’è una certa folla e la fretta di tirarli su ha tradito. Qui la cacio e pepe si fa senz’olio e con un po’ di acqua di cottura alla bisogna. Il cacio - pecorino romano - è fitto, la nuvola di pepe è davvero densa e forte, l’aroma piccante intenso. Dopo, mezza amatriciana divisa in due, della trippa, per finire lo zabaglione che dicevo, sotto lo sguardo esecrante dell'Augusto torinese.

Da Olindo.
Vicolo della Scala 8
Tel. 065818835.

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