sabato 6 agosto 2011

SOCRATE DA GIOVANE. GRIGIO, SVELTO E SOFFICE.




Non c'è nulla che faccia pensare che Socrate da giovane non dovesse essere così: liscio, grigio, svelto, soffice. E di rapidissimi, imprevedibili movimenti: dentro una busta per impigliarsi a morte e poi sgusciarne come una mandorla dalla buccia, su per un muro come uno scoiattolo e poi giù come una noce che cade dall'albero, dentro un cesto proibito a farsi scacciare da un alto strillo, tra le braccia a ritrarsi e sperare.

Socrate lo hanno chiamato, ed è giovane. Così giovane che non ha ancora imparato l'arte felina dello sguardo in tralice, dell'occhio che sfugge l'occhio, della vista acuta sotto la palpebra chiusa. Ti pianta negli occhi i suoi freschi occhi ambrati, e ti chiede ragione del cielo serale, della dalia che ondeggia, del suo essere così agile e vivo.

Socrate dissero; ma poi arriva Miaulo, Gnaulo, tutto un gattizzare l'umano, impegnativo emblema. Ipazia sarebbe stata se femmina, ma poi chissà, Unghietta, Streghetta... E tuttavia Socrate resta, e quando sarà senatore, chissà, Socrate tornerà.

3 commenti:

orsy ha detto...

Gatto pensa
Socrate pensa
quindi Socrate è gatto

artemisia comina ha detto...

:)))

isolina ha detto...

Perfetto, Orsy!

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